21st April 2008

Crociere con il Navigator

posted in Armstrong, Opinioni personali, Segnalazioni |

Un primo post dopo qualche tempo di impegni vari.

Sempre nel solco della nostra visione della nautica vi segnalo che Duckworksmagazine pubblica un bell’articolo sulle crociere in Nuova Zelanda con il Navigator, barca che come potete vedere nei post precedenti ci piace molto e che attiene ad uno modo vivere la nostra passione per il mare. Questa interpretazione può essere non da tutti condivisibile, però è uno modi di vivere il mare.

There are currently 4 responses to “Crociere con il Navigator”

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  1. 1 On April 21st, 2008, Alberto said:

    E’ innegabile che il Navigator e l’Houdini siano delle bellissime barche di gusto tradizionale e con grandi capacità marine che sicuramente possono dare grosse soddisfazioni a chi le sa apprezzare.
    Come barche per autocostruzione in Italia penso che non avranno mai un grande successo per due motivi:

    UNO. Il gusto del pubblico è orientato su due tendenze principali. La vela agonistica e lo yachtng di lusso.
    La prima porta a spendere cifre esagerate magari per un vecchio Laser armato Arken, Viadana o Spinlock, basta che nel suo palmares abbia qualche regata vinte e un titolo, anche se secondario, per sentirsi al timone di LUNA ROSSA.

    Lo yachting di lusso viene inteso come possesso di barche abitabili, cioè cabinate, non tanto per viverci a bordo navigando, ma ugualmente fornite di tutte le comodità casalinghe, come stereo, TV-schermo piatto, aria condizionata, frigo, microonde, etc… Poi se la barca supera appena i 7 metri, sta sempre ormeggiata in banchina, sovraccarica com’é a vela proprio non ce la fa, e cammina solo spinta dal fuoribordino da 6 CV poco importa, l’importante é illudersi di fare scena, soprattutto in banchina.

    DUE. La barca da autocostruzione che in Italia riesce ad avere successo deve essere economica e soprattutto facile, carrellabile, quindi leggera, ma deve essere soprattutto bella, ma secondo i canoni di tendenza, per cui una barca di linea tradizionale, con una costruzione lunga e laboriosa, che alla fine dà origine a un oggetto di particolare pregio, non é destinata al successo, perchè in Italia sono molto poche le persone che avendo una barca a vela aperta, ci passano sopra più di un’ora per volta, e mai ci faranno una crociera, anche se costiera, perchè chi può permettersi una “barca” non ama quasi mai le scomodità che una barca a vela con requisiti squisitamente marini può offrire insieme al suo fascino tradizionale.

    Il Navigator quindi rimane una bellissima barca da guardare, ammirare, invidiare, ma dubito che molti ne acquisterebbero i piani oppure il kit di elementi pretagliati, perchè a fronte di tanta spesa e tanto lavoro, in genere si preferisce una barca diversa, più convenzionale e anche più vista, ma più commerciale e commerciabile.

  2. 2 On April 22nd, 2008, admin said:

    Caro Alberto,
    purtroppo abbiamo la consapevolezza che tu abbia perfettamente ragione.

    Detto ciò quello che far vogliamo passare nel proporre certe idee sulla nautica è che esista anche un mondo diverso da quello che si respira sulle banchine italiane.

    Vogliamo far percepire che il mare non è solo questione di metri, rivestimenti e lenzuola ma anche di vissuto e di compagnia, di cucina, di legno e soprattutto di vita “in mare”.

    Lo so, è una visione romantica e che probabilmente si adatta a dei vecchi tromboni ma è così che vorremmo che quello che “vendiamo” venisse vissuto.

    Ti ringraziamo del tuo commento e siamo certi che la situazione è come la descrivi, purtroppo.

  3. 3 On May 1st, 2008, Alberto said:

    Forse sbaglierò, ma penso che per tornare alla vela dovreste farlo nel modo che tutti si aspettano da voi. Dovreste riprendere il discorso interrotto dei Promenade e degli EM, magari totalmente ripensati, da costruire con metodi attuali, come lo Stich & Glue, oppure con il cosiddetto radius chine, che anche, se genera delle barche false tonde, permette sempre di ottenere delle belle linee, e poi lo stile che vi hanno sempre contraddistinto non mancherà sicuramente su barche costruite con concetti moderni, e più alla portata del medio autocostruttore.
    Le stesse allestite da Voi in cantiere avrebbero poi dei requisiti superiori per eleganza e finitura, al livello del motoryacht Armstrong e sicuramente anche nella vela otterreste un sicuro successo comerciale e di immagine. Delle vere barche d’autore costruite da coloro che le barche di legno sempre hanno saputo progettare e costruire.

    Da tempo mi piacerebbe autocostruirmi un cabinato sui sei metri carrellabile, qualcosa di simile a un EM6 con scafo tondo e deriva mobile, ma tra i tanti in circolazione non riesco a trovare un progetto di mio gradimento adatto per per l’autocostruzione, essendo per la maggior parte sport-boat mirate solo alle prestazioni velocistiche e non alla sicurezza e al comfort.
    Se questo tema lo affrontasse la Sibma Navale sono sicuro che troverei la mia barca.

    Saluti,
    AG

  4. 4 On May 4th, 2008, admin said:

    Caro Alberto,
    la risposta al tuo commento ha preso qualche tempo di meditazione, un pò per la fiducia che riponi in noi e un pò per mettere in chiaro alcuni nostri passi della nostra attività recente.

    L’autocostruzione a vela, nostro cavallo di battaglia tra gli anni 70 e 80, ci ha dato molte soddisfazioni parliamo di circa 700 barche tra i 4,5 m e gli 11. Ultimamente questo mercato si è molto rarefatto e il numero degli autocostruttori è diminuito, oltre a questo progetti e cantieri che possono competere in questo settore sono aumentati in gran numero, materiali, evoluzione dei consumi hanno fatto in modo di assotigliare sempre di più il nostro mercato e farci fare delle doverose riflessioni sul nostro futuro. Siamo un piccolo cantiere e con il tempo abbiamo maturato un rapporto di stretta conoscenza del nostro cliente che ambiva a crescere da operazioni di autocostruzione al restauro. Che a tutt’oggi è la nostra attività più pregnante dal punto di vista economico.

    Però ….l’autocostruzione… così è nato l’Armstrong. Un progetto originale per l’Italia e che soddisfa il nostro retaggio e anche un certo numero di nostri clienti.

    La vela…, si quella…, quella che facciamo dagli anni ‘70, è per quello che è venuto fuori il Navigator, è un’icona, un desiderio, un voler tendere a, in attesa che da una delle ulteriori riflessioni, come quella che ci hai proposto, scaturisca un nuovo progetto. Per questo ti ringraziamo e speriamo che questo tuo suggerimento ci spinga in un progetto più esecutivo.
    Cordiali saluti

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